Indice
Chi è il bambino interiore?
Il bambino interiore è una parte di noi, uno dei molteplici aspetti della nostra personalità. È una parte del Sé che quasi tutti, crescendo, mettono in cantina, ritenendola dannosa per la vita in società. Infatti, il bambino interiore è quell’aspetto di noi che rimane bambino, non cresce, continuando a perpetuare gli stessi traumi subiti nell’infanzia nella speranza di guarirli.
Le caratteristiche della personalità bambina sono la giocosità, la creatività, lo stupore, il contatto con la propria anima. Ma vi sono anche vulnerabilità, paura, ingiustizia e bisogno, nonché spesso pretesa e conseguente rabbia, tipica dei bambini quando non vengono ascoltati ed esauditi.
Cosa crea instabilità nel bambino interiore?
Genitori, società, costrizioni, punizioni.
Il genitore, per il bambino piccolo, è Dio (lo nutre e lo protegge, quindi ai suoi occhi è buono). Se un genitore si arrabbia, il bambino pensa “Di sicuro sono sbagliato io”. Capite come mai? Il genitore che nutre e protegge non va messo in discussione; se si arrabbia ha ragione e noi abbiamo torto, siamo sbagliati.
Ma gli adulti si arrabbiano per cose davvero importanti?
Vi faccio tre esempi di situazioni da me vissute, viste e sentite. Solo tre, ma potrei continuare per giorni:
– Una mamma decide che il figlio di sei anni deve mangiare le carote crude. Motivazione: “tua sorella più piccola le mangia crude, quindi lo devi fare anche tu”. Quindi, nonostante la riluttanza del piccolo, lo obbliga a mangiarle. Lui mette la carota in bocca, la sputa e si mette a piangere. La madre, anziché capire che ogni personalità (gusti inclusi) è sacra e che non mangiare le carote crude non farà finire il mondo, si arrabbia molto e urla al bambino il quale, per le ragioni dette sopra, pensa di fare schifo, di essere nato sbagliato, di non andare bene (mentre la sorellina ha diritto di esistere).
– Un bambino gioca e si diverte molto. Corre con gli amici e la madre gli dice di stare attento a non farsi male. Il bambino cade e si fa male. Piange (probabilmente è caduto anche per verificare che la madre, che fino ad un attimo prima ci teneva che lui stesse bene, fosse pronta ad aiutarlo); speranzoso, guarda la mamma e lei, col volto pieno di rabbia mista soddisfazione, dice quelle tre parole, le più insensate del pianeta “Ti sta bene!”. Il bambino pensa “Non posso correre e divertirmi, altrimenti rendo infelice la mamma perché mi faccio male ed è colpa mia, quindi lei giustamente non mi aiuta”.
– Una bambina piccola al mare si mette a scavare nella sabbia. La madre “Ti ho ho già detto che non devi giocare con la sabbia perché ti sporchi il vestitino nuovo!”
Voi capite cosa comporti questa follia delirante degli adulti nelle menti dei bambini?
Paure, impedimenti, ammonizioni, umiliazioni. Una volta ho sentito una madre urlare ad un bambino che, per reazione nervosa inconscia, si toccava e tirava i capelli quando era sovrappensiero, “Basta toccarti i capelli, altrimenti li perdi tutti e poi sai quanto rido quando i tuoi compagni a scuola ti prendono in giro?”
Ora ditemi, queste le chiamate madri? Siamo fortunati se questi ragazzi non si impiccano (per evitare di compiere un parenticidio).
L’Ego è brutto e cattivo?
Quindi abbiamo un bambino che, a forza di venire sgridato, si sente sbagliato. Questo bambino cresce, ma quella parte ferita persiste, rimanendo allo stato infantile, ovvero quello che chiamiamo “bambino interiore”, il quale preserva i traumi nella speranza di guarirli. Questo bambino interiore traumatizzato e sofferente, però, non può manifestarsi nell’adolescente e nell’adulto, altrimenti andremmo in giro per il mondo piangendo e sbattendo i piedi. È qui che si forma l’ego, il quale diventa una specie di armatura del bambino interiore, un guardiano utile a proteggerci quando ci relazioniamo col mondo che non accetta le debolezze, le quali vengono viste come un pericolo.
L’ego ci fa apparire forti, sicuri, intelligenti, colti, splendenti, felici e produttivi, perché la società vuole questo. Ve lo immaginate cosa accadrebbe se non avessimo l’ego?
Ci alzeremmo dal letto tristi, pensando “oggi non voglio lavorare, non è giusto che io sacrifichi la giornata chiuso in ufficio o a fare qualcosa che non mi piace, dovrei giocare”. Poi andremmo in ufficio, entreremmo piangendo pensando che nessuno ci vuole bene perché ci fanno fare cose noiose e poi ci rimproverano anche. Al primo rimprovero ci metteremmo a strillare come pazzi, gridando che non è giusto, che noi vogliamo andare via. Un disastro, una persona così, nella società, non durerebbe due minuti e probabilmente la produttività mondiale si paralizzerebbe e finiremmo per tornare all’età della pietra.
(Piccola parentesi: forse, quando i robots faranno il nostro lavoro e il sistema economico verrà ricalibrato, potremo permetterci di guardarci dentro senza farci esiliare dal mondo).
Quindi l’ego ci aiuta (o meglio, pensa di aiutarci) facendoci sembrare persone normali, senza traumi, senza paure, senza cuore.
L’ego, per impedirci di guardare in cantina dove abbiamo chiuso il nostro bambino piagnucoloso, parla a voce alta, ha sempre qualcosa a cui pensare, qualcosa da gestire e da controllare. Ha sempre un’opinione, ha sempre qualcuno da giudicare. Così facendo, non c’è proprio pericolo che noi riusciamo a sentire la flebile voce del nostro bambino interiore che ci chiede di essere finalmente amato e liberato da obblighi e costrizioni.
L’ego imbavaglia il bambino interiore e ci tiene occupati in un sacco di attività basate su convinzioni diffuse. Ad esempio: devo avere un’ottima posizione lavorativa e uno stipendio alto, fare vacanze, avere un sacco di partners, il fisico perfetto, uscire tutte le sere, guardare la tv, sport, chat, famiglia. Insomma, con l’ego non ci si annoia mai, quindi non si rischia di rimanere in silenzio e di sentire la nostra voce interiore, perché lì ci sono davvero troppi traumi che abbiamo scelto di dimenticare.
Cosa succede se non ascoltiamo il bambino interiore?
Nonostante tutto, per nostra fortuna, il bambino interiore è ciò che comanda dal profondo le nostre azioni, anche se noi non ce ne accorgiamo perché non lo ascoltiamo. Sono quelle azioni che il nostro ego reputa sbagliate, ovvero tutte quelle che hanno a che fare con la debolezza, la paura, l’arrendevolezza, l’improduttività, la tristezza, la solitudine, l’isolamento, la stanchezza, la noia, la disperazione. Ho detto “per fortuna” perché il bambino interiore, agendo attraverso le emozioni tristi ed autosabotanti, le quali non possiamo ignorare, cerca di farsi ascoltare e di dirci che quei traumi irrisolti non possono rimanere inascoltati.
Per contro l’ego, che ci vuole sempre perfetti e performanti, cosa fa?
Urla, si incazza, finisce nell’isteria, nell’euforia, nella finta felicità data da una sovrastruttura che si crede felice perché, intorno a sé, tutti i pezzettini del puzzle sono ordinati e perfettamente incastrati. Cosa intendo per “finta felicità”? La torre di controllo dell’ego verifica che in banca ci siano soldi, che la macchina funzioni, che non manchi il sesso, che la salute vada alla grande, che ci siano degli amici (non importa di che qualità) con cui uscire, che ci siano ammiratori/trici pronti per noi, ma soprattutto che nessuno abbia brutte opinioni su di noi. Se tutti questi tasselli sono ordinati e al loro posto, allora l’ego ci dice che siamo felici. Ovviamente ce lo dice in continuazione, a gran voce, cosicché la vocina del bambino interiore finisca in secondo piano e venga dimenticata.
Fino a quando?
Dimenticata fino al prossimo evento che ci riporterà nella tristezza, nella paura, nell’isolamento, nella depressione. E capiterà di certo se, in questa vita, sceglierai di lavorare su di te e di diventare una persona migliore. Altrimenti potrai fingere per la milionesima volta che ballare in salotto con la musica alta, mentre in cantina il tuo bambino singhiozza, sia normale. E se tra un brano e l’altro sentirai qualche singhiozzo, potrai metterti ad urlare durante le pause, durante quei momenti di temporaneo sconforto, e potrai continuare così per sempre.
Possiamo passare anni, anche tutta la vita, in questo stato, senza ascoltare quella voce, senza darle lo spazio che chiede. Potremo anche ingannare gli altri riguardo la nostra felicità, ma per quanto potremo ingannare noi stessi?
Quali sono le alternative?
Seguire un percorso profondo di crescita personale, partendo come base prima e fondamentale dall’ascolto delle nostre profondità, dei nostri traumi, dell’odio che proviamo per certe persone, partendo dai nostri genitori.
Sciogliere, piano piano, attraverso alcune tecniche, quel nodo di dolore che abbiamo nella pancia.
Spiegare al nostro bambino interiore, con molto affetto, che ci siamo noi adesso a prenderci cura di lui, a riconoscerlo nella sua giustezza infinita, nel suo diritto di esistere e di essere amato e protetto.
Nella prossima parte dell’articolo, in uscita domani, vedremo come riconnetterci col nostro bambino interiore.
Iscriviti alla pagina su Facebook o Instagram ed attiva le notifiche per leggere i miei articoli e le mie pillole di crescita personale quotidiane.
Salve rispecchia perfettamente il momento che sto vivendo ora.