“MANIAC”: Annie e Owen siamo tutti noi
Spoiler level: low
In un futuro alternativo anni 80, dotato di strane tecnologie avanzate, Annie (Emma Stone) e Owen (Jonah Hill), provenienti da due vite separate ed opposte, si ritrovano a condividere gli spazi insieme ad altri subjects in un moderno laboratorio gestito da un professionalissimo scienziato giapponese, accompagnato da una sexy assistente, tabagista incallita.
Senza rivelarti troppi dettagli, ti anticipo che i due soggetti parteciperanno ad un esperimento gestito dagli scienziati dell’equipe e da un complesso computer dotato di intelligenza artificiale e di… sentimenti.
Annie e Owen affronteranno i loro traumi in un viaggio all’interno dell’inconscio, rivivendo particolari situazioni che li hanno segnati, venendo proiettati in una realtà alternativa creata dalle loro menti con l’aiuto di alcune pillole, oggetto del test di laboratorio.
Di seguito svelerò la lettura dei personaggi in chiave evolutiva.
Chi sono Annie ed Owen?
Da qui in poi ** lettura consigliata a chi ha già visto la serie original Netflix **
Spoiler level: high
Annie è una ragazza molto sola che vive di stenti. La perdita precoce della madre, seguita da quella della sorella, l’hanno portata a condurre una vita apatica e priva di significato. Il suo unico scopo è quello di assumere la “A pill”, spacciata come una comune droga, la quale è in grado di farla precipitare in stato catatonico per ore, permettendole di rivivere sempre la stessa realtà passata: l’ultimo viaggio fatto insieme alla sorella, morta in un incidente stradale che vedeva Annie alla guida, di ritorno dalla loro vacanza.
Annie è l’incarnazione del pensiero negativo ricorsivo, dei sensi di colpa e della volontà di sprecare le energie rimuginando sul passato, anziché investirle per migliorare la realtà presente. Annie incarna tutte quelle donne (e credetemi che sono moltissime) che hanno dimenticato la loro vera natura, fatta di forza e coraggio (che mostrerà di aver ritrovato alla fine, quando andrà a far evadere Owen dal centro psichiatrico).
Troppe donne precipitano in uno stato di depressione causato da un disturbo borderline di personalità, il quale le spinge a chiudersi, a fuggire l’amore per paura del rifiuto e a non riuscire quindi ad avere delle relazioni stabili. Sarà solo affrontando le sue paure ed accettando la realtà presente, ricongiungendosi col padre in modo sincero e maturo, che la protagonista riuscirà a trovare un po’ di serenità e a smettere di vivere agganciata al passato.
Owen è un ragazzo di famiglia benestante che, come la maggior parte delle persone a cui non manca nulla, sviluppa problemi pressoché inesistenti, aiutato anche da una famiglia superficiale, interessata al denaro e agli affetti frivoli. Owen però, nella sua schizofrenia caratterizzata da visioni, paranoie e disturbi ossessivi, ha una specie di un sesto senso che lo guida. Innanzitutto, tale dote, lo porta a voler essere indipendente, vivendo quindi da solo in un buco di monolocale e rifiutando un comodo lavoro nell’attività di famiglia a favore di un misero lavoro da impiegato, dal quale verrà infine licenziato, pur tuttavia non rinunciando ai suoi principi.
Owen rappresenta l’uomo, insicuro e costantemente vessato dalla famiglia che cerca di mantenerlo “figlio” anziché lasciarlo crescere e diventare un “vero uomo”. Infatti, il problema di Owen è la pressione dei genitori (padre sapientemente interpretato da Gabriel Byrne) che gli chiedono, facendo leva sulla sua bontà e necessità di sentirsi approvato dall’autorità familiare, di testimoniare il falso per salvare il fratello da un’accusa di violenza sessuale su una ragazza di colore.
Il nostro protagonista è l’esempio perfetto di chi, tormentato dalla realtà esterna, sceglie di vivere in una realtà parallela dove, guarda caso, è stato prescelto per salvare il mondo; deve infatti sentirsi importante in quanto la famiglia lo tratta come un idiota di cui farebbe volentieri a meno (infatti non viene dipinto nel grande ritratto di famiglia), salvo per essere adoperato quando occorre (testimoniare il falso per salvare il “fratello prediletto”).
Ma il suo forte intuito non si è spento e, arrancante, continua a fargli tenere la testa a galla, spingendolo a conoscere Annie, la sua musa. Dopo aver partecipato all’esperimento e tornato alla realtà, Owen ahimè crolla sotto il dominio dei genitori e, dopo aver tenuto fede alla sua anima confessando la colpevolezza del fratello in tribunale, viene fatto rinchiudere dai ricchi parenti, a riprova che il potere economico schiaccia gli onesti.
Compagni di Viaggio
Sarà attraverso Annie, redenta a donna dea, che verrà riconosciuto un essere sano di mente, recuperando la sua dignità e la sua libertà. E’ infatti attraverso la donna che l’uomo si sente forte, indispensabile, utile e capace. Nella donna ricettiva, l’uomo trova un luogo sicuro dove sentirsi amato, accettato e accolto. Un safe place dove essere sé stesso, con la sua fragilità ed emotività.
Annie, invece, troverà complicità ed amicizia, quello che le era sempre mancato. E’ infatti nell’uomo che la donna trova protezione, affidabilità, sicurezza e divertimento. Nell’uomo, la donna può abbandonarsi, smettendo quell’attività incessante che la spinge a sentirsi in dovere di occuparsi di tutto, senza sosta.
Daniela Coin